lunedì 9 novembre 2015

Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts (S. Martino, 2015)

L'attesa (o hype, come dicono gli anglofoni) per Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts era grande; almeno per me e per gli affezionati lettori, che da decenni seguono le strisce di Schulz e i cartoni animati trasmessi in TV negli anni Settanta e Ottanta. Un'attesa ripagata? Lo dico senza giri di parole: NO.

Certo, il film è curatissimo dal punto di vista tecnico (forse troppo?), e bisogna dire che le texture impiegate per "rivestire" le amatissime noccioline e il cane Snoopy, all'inizio, fanno il loro effetto. Purtroppo, però, qui finiscono i pregi del film.

La prima cosa che si nota subito è la mancanza di passo, di ritmo. La sceneggiatura è molle come un budino, le sequenze s'interrompono bruscamente, i personaggi sembrano mimare se stessi. Probabilmente, nel fare una sorta di "Bignami" dell'universo di Schulz, regista e sceneggiatori si sono persi per strada: troppa roba, e nemmeno originale. Sì, interessante l'idea di un "film nel film", per farci partecipare dell'antropomorfa e obliqua fantasia di Snoopy, che però alla lunga risulta assai prolisso e perfino noioso rispetto all'andamento rapsodico della narrazione centrale.

Ma veniamo alle cose davvero imperdonabili.

La prima riguarda la colonna sonora. Benissimo il recupero dei brani di Vince Guaraldi (tra parentesi, imperdibile la lettura di George Winston, nell'album Linus and Lucy: The Music of Vince Guaraldi), ma perché contaminarla con quella nuova canzonaccia, piena zeppa d'effettacci, tipo autotune e compressione a palla? Immagino che l'orrore si spieghi con il tentativo di assecondare e conquistare i gusti dei nuovi, piccoli spettatori, portati al cinema (digitale) da romantici genitori ultraquarantenni. Ma qui si parla dei Peanuts: sono i piccoli che devono imparare a recuperare ed apprezzare questa preziosa eredità del Novecento, e non viceversa! Coraggiosa e condivisibile la scelta di raccontare un mondo bambino, prima della grande rivoluzione tecnologica che ha portato ai millenials e ai nativi digitali; ma, allora, perché questa estetica ipermoderna (posto che non è neanche postmoderna)? La faccenda, insomma, non quadra. Per quanto riguarda la musica, nello specifico, non si poteva - ad esempio - continuare a pescare, come avvenuto in passato, dalla migliore tradizione del songwriting americano? Ma magari è sparito pure quello... 

Il secondo grande peccato mortale è il finale, che ovviamente non svelo qui, ma che grida ancora vendetta. Non è un caso, a mio avviso, che gli si sia voluto porre in qualche modo rimedio nei titoli di coda; titoli di coda che, peraltro, gli spettatori frettolosi, usa e getta, e un po' incolti saltano a pie' pari, per poter finalmente accendere lo smartphone (se l'hanno spento...) e andare a mangiare la "meritata" pizzetta.

Vi sono poi peccati minori di cui s'accorgeranno gli spettatori più "vintage" (o, mi tocca dire, aged): incongruenze interne, incongruenze esterne, discontinuità stilistiche e di linguaggio (Piperita Patty che dà del cane a Snoopy non si può ascoltare! Snoopy è sempre stato: "Quel bambino strano"...). 

Gli effetti collaterali più gravi di queste crepe estetiche e stilistiche sono, in definiva, la spoliazione della poesia, la solubilità improvvisa d'un mondo abbastanza complesso e problematico, caratterizzato da forti tensioni dialettiche (su tutte, quella tra bambini e adulti), l'ironia al ribasso, la mancanza di sublime, e di quel piacevole e invernale languore, che ha reso Snoopy e i suoi amici delle icone del secolo passato, e richiamato l'attenzione di intellettuali quali Umberto Eco. 

Insomma, ecco a voi i Peanuts, levigati e puliti (che Pigpen mi perdoni!), campionati e anestetizzati, masticati e semplificati, e persino politicamente corretti, per conquistare nuovi piccoli ammiratori (e fette di mercato) nel ginepraio dell'ipermodernità debole. Arriverà Natale, ed io andrò a rispolverare le mie vecchie registrazioni in VHS di The Charlie Brown and Snoopy Show. Sarà l'età, ma a me questo Snoopy & Friends ha deluso assai. Compito insufficiente: tutti rimandati a settembre, tranne i tecnici. E siccome la recensione è finita, non mi permetto d'andare a scomodare il professor Martin Heidegger. 2/5

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