lunedì 15 gennaio 2018

L'amore e la violenza (Baustelle, 2016)

L'amore e la violenza, l'ultimo disco dei Baustelle, è un lavoro di ricerca e (ri)scrittura notevolissimo. Gramscianamente "organico", riesce a miscelare, senza scarti, musica alta e musica bassa, pop e sperimentazione, vecchio e nuovo, in una problematizzante, disperata sintesi postmoderna. Parole e sonorità spaziano da Nicola Di Bari ai Goblins di Claudio Simonetti, da Viola Valentino a Rick Wakeman, da Don Backy a John Lennon, da Franco Battiato al maestro Riz Ortolani, da Sandokan degli Oliver Onions a Fabrizio De André, solo per citarne alcuni. Viene sistematicamente evitata certa standardizzazione imperante nella pop music contemporanea, e proposte oblique progressioni armoniche e versi fuori squadra, come in un processo evolutivo mutante. Mi ha evocato il languore di quei lividi tramonti urbani, che disegnano le ombre e le lacune delle nostre periferie. Per molto meno, nel caso dei Talking Heads, si parlò di capolavoro. "Complimentazioni", e molte stelle... al collasso. Sublime.

La Chatte à deux têtes (J. Nolot, 2002)

Ma che bello questo film! Aristotelico nella forma, a metà fra Nietzsche, Cioran e Foucault nei contenuti. Sociologicamente finissimo, e miracolosamente in equilibrio su un terreno in cui è facile cadere e farsi male. Cinema d'alta scuola, e tradizione francese d'altri tempi.

Ida (P. Pawlikowski, 2013)

Film notevolissimo di Paweł Pawlikowski. Geometrico, algido, pulitissimo. Straordinaria la composizione dell'immagine, in cui le figure umane sono sempre periferiche, e come oppresse, "schiacciate" dagli oggetti, dall'ambiente, dal resto del mondo; così come avviene nella vita dei protagonisti. Ogni fotogramma potrebbe essere ritagliato per un'antologia della settima arte. Su Netflix.

Rest (C. Gainsbourg, 2017)

Ascoltare il cinema che s'ibrida con la popular music è quasi sempre un'esperienza interessante. Non fa eccezione questo nuovo lavoro di Charlotte Gainsbourg, intitolato Rest, in cui alcuni stilemi della musica anni Settanta vengono riletti e digeriti con l'algoritmica sensibilità degli anni dieci. Si sente molto la produzione targata Daft Punk, che però si combina in modo sorprendentemente efficace con la voce della Gainsbourg, la quale, seppur connotata da una consistenza fantasmatica (e non è un limite), riesce a trasmettere buone vibrazioni e una certa originale inquietudine. Dietro le quinte, irriconoscibile, c'è anche il vecchio Paul McCartney, la cui Songbird in a Cage viene qui sezionata e ricucita al sintetizzatore come una sorta di Frankenstein post-vintage. L'impressione complessiva è di un lavoro molto ben concepito, realizzato, e interpretato. Ascoltare per credere.

lunedì 8 gennaio 2018

Poiché ero carne (E. Dahlberg, 1964)

Sul modello dell'antologia personale, un romanzo coltissimo e viscerale, sacro e spietato, epico e spaventoso. Infinite le citazioni e gli insegnamenti per un'esistenza cinica. CA-PO-LA-VO-RO-!

Edward Dahlberg, Poiché ero carne, trad. it. a cura di J. Rodolfo Wilcock, Adelphi, 1988.

sabato 6 gennaio 2018

Lanzarote (M. Houellebecq, 2000)

Un romanzo-reportage breve (indeciso tra l'uno e l'altro), ch'è anche un piccolo trattato si sociologia (politica, della religione, del turismo...). En passant, viene citato ironicamente persino Herbert Spencer. Politicamente scorretto, e abbastanza sconcio. Belle le descrizioni, corredate da immagini, dei paesaggi di Lanzarote. Manca, a mio avviso, un finale vero e proprio, e rimane piuttosto in superficie su certi temi. Tuttavia, una lettura niente affatto spiacevole.

Follia (P. McGrath, 1996)

In un paio di giorni, ho letteralmente divorato questo romanzo di Patrick McGrath: Follia. Praticamente impossibile abbandonarne le pagine: una droga. Un racconto intensissimo e costruito con grandissima abilità, una vicenda di passioni estreme su uno sfondo (sociale e naturale) descritto in modo magistrale. Un'occasione di lettura, secondo me, da non perdere; ma allo stesso tempo una forza da maneggiare con attenzione. Pare che ne abbiano tratto un film. Non credo sia stato facile, o addirittura possibile, rispettarlo fino in fondo. Certo, con Fassbinder dietro la macchina da presa...