lunedì 2 giugno 2014
Import/Export (U. Seidl, 2007)
Storie di ordinaria miseria nell'Europa post-capitalista e post-crescita. Un viaggio alla fine della Storia. Società liquide, senza confini, globali, ma perennemente periferiche. Anche nei valori. Una regia entomologica. Un film agghiacciante.
Simona (P. Longchamps, 1972)
Film folle come una fiaba. Al confine tra sublime e ridicolo, molto più sbilanciato sul secondo. Le velleità arthouse, infatti, imboccano presto la stada del trash. Lo salva un certo gusto visionario (bella la sequenza degli abiti neri nel bosco, e quella degli animali impagliati che si animano), e la bellezza di Laura Antonelli.
Il gatto dagli occhi di giada (A. Bido, 1977)
Giallazzo alla Dario Argento niente male! Bei momenti di suspense, e qualche effettaccio truce ben congegnato. Musica all'altezza, che in questi film è essenziale. C'è pure Franco Citti. Sorpresa.
Sweet Bunch (Glykia symmoria, Nikos Nikolaidis, 1983)
Ecco un film anarchico, nel tema e nello stile. Un incipit da antologia. Uno sviluppo surreale, sarcastico, amorale. Poche comodità sul piano diegetico. Una critica feroce alla società dei consumi. Con uno Stato occhiuto, guardone, ma impotente. Un film politico senza la politica. Elegante ma rivoluzionario, come un tango. Quattro stelle (che non fanno una costellazione).
A due passi dall'inferno (La campana del infierno, C. Guerìn, 1973)
Interessante film alla Egdar Allan Poe, il cui simbolismo ha certamente influenzato il regista Guerìn. Non è del tutto coerente esteticamente, ma si fa apprezzare per alcuni riferimenti a certe illustrazioni scientifiche tardo ottocentesche (ad esempio, la casa di John/Juan). Non privo di continue sorprese, lascia però molti spunti incompiuti (ad esempio, le vicende della ragazzina insidiata dai vecchi del villaggio). Finale davvero molto bello e...
Blind love (Waisetsu sutêji: Nando mo tsukkonde, Daisuke Gotô, 2005)
Crudo, eppure romantico. Realistico, eppure sognante. Divertito, eppure mélo. Un film breve che, alla fine, non delude. Un piccolo trattato sulla comunicazione in amore. Dignitosissimo per essere un pinku. Finale bello. Sette pieno.
Animal Love (Tierische Liebe, U. Seidl, 1996)
Un film paralizzante e disgustoso! Come la vita nelle periferie delle post-società. Una vita da cani, dove in realtà sono i cani a consolare gli uomini e le donne, visto che non lo possono fare altri uomini e altre donne. E però, i cani sono sempre "altri" e molto spesso sfuggono, non comprendono, non completano, come suggerisce il finale spiazzante del film. Si astengano i romantici...
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