lunedì 2 giugno 2014

9 Songs (M. Winterbottom, 2004)

Un film come quelle estati scandinave: un'esplosione improvvisa di vita; il gelo prima, il gelo dopo. Durante la visione, mi sono chiesto cosa mai abbia spinto Winterbottom a girare un film de(l) genere, al di là d'una possibile riflessione sul classico binomio sex & rock. Un xxx con ambizioni artistiche? O un mainstream movie con ambizioni xxx? A me non ha convinto, anche se il film non lascia indifferenti. La soundtrack è bella: Super Furry Animals, Franz Ferdinand, Elbow, Nyman. Proprio la musica di quest'ultimo vale tutto il film, nel riuscire a trasmettere quel languore che rimane anche alla fine della visione. Sembra un film inutile, anche se non si scorda facilmente. Forse il problema è la mancanza di una mediazione "poetica". Vietatissimo ai minori.

9 Songs (trailer)

Cuore di mamma (S. Samperi, 1969)

Incredibile film politico (in senso lato) di Salvatore Samperi. Nonostante sia stato giudicato negativamente dalla critica, a me è piaciuto molto: per la sua "apertura", per alcune soluzioni estetiche (bellissimo, ad esempio, il razzo sulla spiaggia), per la recitazione degli attori (anche dei più piccoli!), per la fotografia. Alcuni hanno rimproverato a Samperi la gratuità di certe sequenze erotiche o di nudo. Secondo me, invece, sono del tutto giustificate dal clima malsano del ménage familiare, e contribuiscono a capire la polimorfa perversità del figlio della Gravina. Certo, probabilmente sono troppo didascaliche la parti più esplicitamente politiche. La politicità del film, infatti, non va trovata, paradossalmente, nelle parti più politiche. Comunque, un Samperi inaspettato e una felice sorpresa.

domenica 1 giugno 2014

Femmine carnivore (Die Weibchen, Z. Brynych, 1970)

Femmine carnivore è uno sconosciutissimo filmazzo ultrapop di Zibì Brynych. Onirico, visionario, ma solo a tratti surreale, con un montaggio da capogiro e un muzak lisergico da intenditori, il film pare avere numerosi debiti nei confronti del maestro Russ Meyer. Le "femmine" del titolo sono cattivissime (come mantidi) e folli, e i maschi vittime predestinate dei loro appetiti. Siamo in pieno cinema bis, ma il film è grande artiginato delle immagini. Cinema REM.

Femmine carnivore (opening)

Maleficent (R. Stromberg, 2014)

Molto, molto bello dal punto di vista figurativo, con la riuscita evocazione di un'antica iconografia nord europea; ma non è un film perfetto. In non poche occasioni manca il ritmo (peccatissimo!), fuori parte - a mio avviso - Sam Riley (una specie di Jack White fuor d'acqua), non sfruttato a dovere il 3D in chiave espressiva. Non mi è dispiaciuta, invece, la rilettura in chiave "female gaze" di Stromberg, anche se si tende troppo al didascalico, lasciando poco spazio all'ermeneutica. La bellezza della Jolie toglie il respiro. Queer. (3,5/5)

Maleficent (trailer)

Godzilla (Godzilla, G. Edwards, 2014)

Ma che brutto 'sto film! Gli stupendi titoli iniziali accendono subito la nostalgia di chi vedeva Godzilla e Gamera nella sale di terza visione delle città di provincia, negli anni sessanta e settanta. E, invece, l'"americanata" è dietro l'angolo. Certo, gli effetti speciali sono in modalità 2014, e talvolta la vertigine e il gioco riescono a prendere il sopravvento. E c'è un certo gusto per l'inquadratura fuori centro. E sì, il messaggio ecologico è condivisibile. Ma, suvvia, nulla a che fare con Hinoshiro Honda. Nostalgia canaglia! (2/5)

Godzilla (trailer)

Gigolò per caso (Fading Gigolo, J. Turturro, 2013)

Bel film, quest'ultimo di John Turturro, ambientato in una New York off the road, suggestivamente fotografata in stile Seventies dall'italiano Marco Pontecorvo. Bongo (Woody Allen) e Virgilio (nom de plume del riservato Fioravante-Turturro) si mettono in affari nel settore dei "servizi per signore", ma alcuni "imprevisti" ne intralciano i piani... All'inizio del suo Massa e Potere (1960), Elias Canetti scriveva che: «tutte le distanze che gli uomini hanno creato intorno a sé sono dettate dal timore di essere toccati». Le distanze sociali sono varie: tra uomini e donne (e tra donne e donne), tra adulti e bambini, tra neri e bianchi, tra adepti di religioni diverse. E' curioso come tutte queste distanze vengano chiamate in causa, scomposte come la luce da un prisma, in questo piccolo film, solo a prima vista intimista, che - in effetti - presenta più d'uno spunto sociologico. Tuttavia, in parte come conseguenza, appunto, del "toccare" sensuale, da parte di Virgilio, alcune distanze sembrano quasi collassare, ridursi, mutare forma. E non mancano le sorprese. Ottimi gli attori: la Paradis, che ha abbandonato da tempo (e si vede) il tassista Joe, e Turturro su tutti (un po' meno la Stone, nonostante la parte le stia a pennello: saranno le acconciature?). Bella da svenire la Vergara, la quale - come dice Allen nel film - ha un corpo che sembra sfidare le leggi della fisica. Degno di nota, il fatto che il film, nonostante l'argomento, non scada mai nel volgare; anzi, ricorra spesso ad ellissi d'altri tempi. Un po' tirato via in qualche momento, ma un bel film, che merita più d'un solo spettatore pagante in sala (sic!). PS. Atroce la traduzione del titolo originale. (4/5)

Gigolò per caso (trailer)