domenica 16 febbraio 2020

Licht (B. Albert, 2017)

Un gran film di Barbara Albert sulle cose che si vedono, ma soprattutto su quelle che NON si vedono, e tuttavia si “sentono”. Un saggio su esperienza sensibile e conoscenza, ma in ultima analisi su normalità e devianza. Un percorso multi-sensoriale in cui spiccano una splendida fotografia e una perfetta selezione di brani classici. Da “vedere”... e da “sentire”.

mercoledì 12 febbraio 2020

Still life (U. Pasolini, 2013)

Questo è un gran film! Spietatamente, ferocemente emozionante. Una riflessione sulla vita dalla prospettiva della morte. Un'indagine su ordine e caos, stasi e moto. Sarebbe stato bene nei Dubliners di Joyce, che raccontava la paralisi della sua città, o in una canzone dei Beatles. Avete presente Eleanor Rigby? Ecco, Still life (2013), di Uberto Pasolini, ne è praticamente l'adattamento. Eddie Marsan, nei panni di John May, è un interprete indimenticabile e perfetto! Se c'inciampate, fermatevi a vederlo.

domenica 12 gennaio 2020

L'adultera (Beröringen, I. Bergman, 1971)

Come toccava certe corde dell'anima Ingmar Bergman, forse nessuno. L'adultera (Beröringen), del 1971, è considerato un suo film "minore", e non l'avevo mai visto. E' ritornato al cinema, restaurato, nell'aprile del 2018. Mi è piaciuto davvero tanto! La recitazione è d'alta scuola (Gould, Andersson, von Sydow). Il motivo principale della colonna sonora è sublime. La fotografia dell'immenso Sven Nykvist è arte.

Il verde prato dell'amore (Le Bonheur, A. Varda, 1965)

Le Bonheur (trad. it. "Il verde prato dell'amore") è un ferocissimo film di Agnès Varda sulla condizione femminile, camuffato da una messa in scena fiabesca, con colori saturatissimi ed il sontuoso contrappunto della musica di W.A. Mozart. 

Il montaggio è affilatissimo ed espressivo, e già da solo merita una menzione. 

Che fine fanno le principesse, dopo aver trovato il principe azzurro? Qui c’è una risposta, e non è la più rassicurante. 

Riflessione di grandissima forza politica, considerato che siamo alla pre-vigilia del Sessantotto. Orso d'Oro a Berlino '65.

La pivellina (T. Covi e R. Frimmel, 2009)

La pivellina (2009) di Tizza Covi e Rainer Frimmel è un film-verità: sincero, tenero, profondamente politico. Ricorda il nuovo cinema tedesco (Werner Herzog, su tutti), Silvano Agosti o John Cassavetes. La piccolissima "Aia", nella parte della trovatella, è perfetta e incredibile: non si smette d'ammirarla con stupore per tutto il tempo. Film-ricerca, con sprazzi documentaristici, che parla della dignità, della civiltà e delle risorse degli ultimi e degli invisibili, di accoglienza e solidarietà. Un augurio e una speranza per tutti. Un film M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-O!

Una vampata d'amore (Gycklarnas afton, I. Bergman, 1953)

Bergman che riflette sulla vita come rappresentazione (il circo, il teatro), su scena e retroscena, su paura e desiderio, forse anche sulle finzioni della società borghese. Non avevo mai visto Una vampata d'amore (meglio il titolo originale: "Sera di un saltimbanco") (1953) e mi è piaciuto davvero molto. Fotografia fortemente espressionista, i toni esistenzialisti che torneranno nel Settimo Sigillo, recitazione d'alta scuola. Solo gli sguardi di Harriet Andersson (sì, la protagonista di Monica e il desiderio) valgono il prezzo del biglietto. Una sinfonia in minore. Una meraviglia!

Alice nelle città (Alice in den Städten, W. Wenders, 1973)

Ma che bello che è "Alice nelle città"! Non lo vedevo da tanto, tanto tempo. Per un po', è stato quasi introvabile. Ma vogliamo parlare degli sguardi di Alice e di sua madre? Perché non ci sono più sguardi così al cinema? Sarà proprio cambiato il nostro modo di guardare. Sarà certamente così. E poi c'è lo sguardo del primo Wenders. Quello non si scorda mai! In noleggio su Chili a due soldi...